Anna Calvi | Anna Calvi | RockLine.it
Voto: 
7.0 / 10
Autore: 
Gabriele Bartolini
Etichetta: 
Domino
Anno: 
2011
Line-Up: 

-Anna Calvi - Voce, chitarra

-Daniel Maiden-Wood - Batteria

-Mally Harpez - Polistrumentista

Tracklist: 

01. Rider to The Sea

02. No More Words

03. Desire

04. Suzanne & I

05. First We Kiss

06. The Devil

07. Blackout

08. I'll Be Your Man

09. Morning Light

10. Love Won't Be Leaving

Anna Calvi

Anna Calvi

Anna Calvi: la senti, la guardi, vedi come si atteggia, e poi sentenzi. Anna Calvi è una ragazza viziata, nata quando in TV le grandi star dal rossetto pesante dominavano e i grandi chanteurs la facevano da padrona. Lei, in mancanza di personalità, si è atteggiata. Leggi che nel 2009 ha fatto una cover di David Bowie, e tutto torna. Poi scopri che ha passato gran parte della sua infanzia in ospedale, a curarsi da una malattia rara. La Televisione l' avrà vista sì e no una volta al giorno, per non parlare poi di altri interessi artistici. Allora, forse, tutto cambia. Quel vecchio, ricco e felice mondo 80's l' ha coinvolta dentro le luci, i colori e le passioni di quell' epoca, nonostante le difficoltà. Che per molti non tornerà mai. Lei allora si arma della parola, della musica assimilata da Elvis, dal cantautorato e dalla wave, il dark e la gothic di Cure e Bauhaus e decide di iniziare ad occuparsi di musica. Dal 2006 infatti è ufficialmente in attività, insieme a vere e proprie band, come i Cheap Hotel, con cui registrerà un solo brano. Successivamente troverà in Daniel Maiden-Wood e Mally Harpez le basi per formare il suono che aveva in mente, materializzatosi dapprima con due singoli e poi con questo album omonimo.

Ricco, innanzitutto, di teatralità, inclusi pathos emotivi e recitazione. Anna Calvi infatti di italiano non ha solo il nome, ma anche il padre. Che, a quanto pare, le ha trasmesso fin da bambina la passione per la musica, qui riversata in brani pieni di passione che sfocia nelle chitarre, dal sapore latino, e nella voce, che sembra possedere il dono di saper interpretare tutte le varie emozioni, espresse ad esempio tramite gorgheggi tenebrosi o passi tipicamente lirici, aperti e maestosi. Sì, un disco fatto di emozioni, innanzitutto. Ma forti, eh, rivelatrici di una sensibilità innata, che portano a raffigurare Anna come una bambolina, la stessa di cui si parla in Fee Fi Fo dei Cranberries. " How could you touch something / So innocent and pure / Obscure / How could you get satisfaction / From the body of a child / You're vile, sick". Roba da far sfigurare tutto Palazzo Grazioli, insomma. Ma anche noi, che lungo questi quaranta minuti del disco godiamo del songwriting sopraffino, delle melodie orchestrali che azzerano gli ultimi sbiaditi ricordi sanremesi. Di una timidezza che qui esplode, rivelando un incredibile aspetto umano della bambolina. Già così esperta, spigliata e potente, al primo colpo. Tutt' altra cosa da Joan As Police Woman, che nelle sue esibizioni veste i panni della dura, e nemmeno vicino a Regina Spektor, troppo infantile e ancora immersa nei sogni che faceva da bambina. Ecco, Anna Calvi canta di cose adulte, musicando il tutto con fare da quindicenne, fanatica del perfezionismo, manifestato in una teatralità sopraffina e comune ad altri pochi. Ed è proprio qui, nell' assimilare questi fattori, che già riesce a stregarti.

Tanto che No More Words sembra messa lì apposta, come ad anticipare le esecuzioni che troveremo di lì a poco: la musica segue la voce, a cui basta un "Oh my love" per convincere, riempiendo poi di cori la fine, magistralmente sfumata. Desire poi rivela da subito il lato dark del disco, dove traspaiono le figure del Diavolo e dell' Amore, che come due Dei avversi domineranno la scena. Ricca di percussioni, cori, chitarra e una voce che non rimane mai coperta, ma anzi sembra si diverta a sghattaiolare tra un elemento e l' altro dando vita ad esecuzioni una più bella dell' altra. Come Suzanne & I, dai toni melodrammatici e inquietanti, oppure First We Kiss, dai rimandi vintage, o Blackout, la più ritmata e convincente del lotto. Cullata, con tanto di riferimenti in mezzo ( "Should I fear you or should I just let go?") e poi fatta sbocciare, in tutta la sua purezza.

Una descrizione tanto simile a lei. Perché il vero punto di forza, che lungo questa recensione sono andato a ricercare, è proprio questo: ogni canzone le somiglia. Ed identiche a lei, le note sembrano fiere di essere suonate con così tanta verve emotiva. Un astro nascente, dunque, la cui unica difficoltà in futuro sarà quella di dover cercare di evolvere il proprio sound. Già imponente, dotato di una personalità forte, rimarcata a più riprese. Uno sfoggio di classe e unicità davvero insolito, ancora acerbo e giovane, e per questo sorprendente da sentire. Un' etichetta che a ben altri suoni ci aveva abituato, ma che con questo disco in catalogo riuscirà a tenere testa più che mai alle major. Acquisto a scatola chiusa per i più grandi, sicuramente. Ah, alla fine vince l' Amore, anche se il finale non ve lo avrei dovuto svelare.

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