Amesoeurs | Amesoeurs | RockLine.it
Voto: 
7.9 / 10
Autore: 
Gioele Nasi
Etichetta: 
Code666 / Aural
Anno: 
2009
Line-Up: 

- Neige – Voce, Chitarra, Basso
- Audrey S. – Voce, Piano
- Winterhalter – Batteria
- Fursy T. – Basso, Chitarra

Tracklist: 


1. Gas in Veins
2. Les ruches malades
3. Heurt
4. Recueillement
5. Faux semblants
6. I XII V XIX XV V XXI XVIII XIX – IX XIX – IV V I IV
7. Trouble (Eveils infames)
8. Video Girl
9. La reine trayeuse
10. Amesoeurs
11. Au crépuscule de nos rêves

Amesoeurs

Amesoeurs

Quando a fine 2006 gli Amesoeurs pubblicarono l'EP “Ruines Humaines” il consenso di pubblico e critica fu pressochè plebiscitario: erano sole tre canzoni, certo, ma rappresentavano una perla rara, di splendido Black Metal deviato e carico d'influenze, che prometteva cose mirabili in futuro.
Il successivo split coi Valfunde (tardo 2007) passò invece quasi inosservato, poiché l'attenzione del pubblico di Neige era interamente dedicata all'appena uscito “Souvenirs d'un Autre Monde” – eppure, l'unica canzone degli Amesoeurs contenuta in quello split fu straordinariamente profetica ed indicativa per il futuro musicale del gruppo (si trattava infatti di quella “Les Ruches Malades” che è stata ripresa e risuonata in questo nuovo full-length).

Poco più tardi, la notizia che gelò il sangue a chiunque apprezzasse il gruppo: gli Amesoeurs non esistevano più, per colpa di apparentemente insanabili frizioni interne tra Neige e Audrey; il botta e risposta di comunicati stampa precisò infine che l'LP in lavorazione sarebbe stato ultimato, dopodichè la band si sarebbe definitivamente sciolta. Ed eccolo qui, questo omonimo “Amesoeurs”, che tiene fede ad entrambe le decisioni: quella della pubblicazione (versione CD ad opera di Code666, versione vinilica battente bandiera Northern Silence Productions) e quella dello scioglimento, evento ribadito perfino nella tracklist (basta 'decifrare' il titolo della sesta canzone, un intermezzo di triste pianoforte, per ricavare la lugubre conferma: “Amesoeurs is Dead”).

Fine della la doverosa parentesi storica; si passa al disco vero e proprio.
Una veste grafica sontuosa (booklet curatissimo e copertina eccellente) è la prima cosa che salta all'occhio, mentre l'orecchio dell'ascoltatore si troverà ad ascoltare un album che fin da subito rivela quella che è la 'vera' anima degli Amesoeurs, un'anima relativamente più vicina ad un pezzo come “Faiblesse des Senses” piuttosto che a “Bonheur Amputè” o “Ruines Humaines”.

“Amesoeurs” è difatti un disco dotato di marcatissime sonorità Post-Punk, alternate – più che ibridate – con un Black Metal decadente e darkeggiante, su cui s'innestano poi sezioni più caotiche di gusto industriale; la tavolozza dei colori di questo album è quindi giocata sui toni di blu violacei, neri profondissimi e grigi metallici, ma i quattro pittori francesi raramente vanno a mescolare le paste colorate, preferendo concentrarsi singolarmente su una diversa sfumatura a seconda del pezzo in esame: spesso, quindi, si ha la sensazione di un disco dotato di scarsa coerenza interna a livello prettamente musicale, nonostante la qualità degli specifici episodi sia sovente molto elevata.

Brani come la 'vecchia' “Les Ruches Malades”, l'omonima “Amesoeurs” (praticamente un omaggio ai Cure), “Faux Semblants” o “Video Girl” pescano a piene mani dal Post Punk e dalla Dark Wave della prima metà degli anni '80, giocando quindi con un basso sempre in prima linea e con atmosfere metropolitane, malinconiche e disilluse; i debiti che gli Amesoeurs hanno contratto con quelle sonorità sono evidenti, ma le chitarre pur riprendendo arpeggi liquidi e riff ipnotici di Joy Division e compagnia presentano comunque diverse peculiarità, tra cui i riverberi accentuati e la posizione di rilievo all'interno del sound, cose che – pur non sforando eccessivamente in direzione Shoegaze – evidenziano il lavoro svolto da Neige con gli Alcest, mentre la batteria di Winterhalter pur adattandosi al genere mostra comunque il retaggio Metal del proprio strumentista.
A dominare la scena, comunque, è soprattutto la voce femminile di Audrey, che per meglio incantare va spesso a scovare melodie deliziosamente Pop, e pur non facendo nulla di tecnicamente notevole riesce pressochè sempre a trovare lo spunto giusto per giostrare a suo piacimento l'andamento melodico della canzone.

Dall'altro lato della barricata, pezzi quali “Au crépuscule de nos rêves” o “Trouble (Eveils infames)” sono composti quasi esclusivamente di Black Metal moderno, veemente ma intelligente, costituito di scura e miserevole decadenza urbana, con Neige a urlare in screaming sopra a ritmi spesso velocissimi e chitarre affilate.

In effetti, le carte vengono mescolate con efficacia in un paio di brani: uno di questi è “Heurt”, un pezzo Black Metal cantato con voce femminile filtrata (idea fantastica, realizzazione purtroppo inficiata da un paio di difettucci minori e da un finale dispersivo, ma la prima metà di canzone è da applausi); l'altro è la successiva “Recueillement” (le liriche sono tratte dall'omonimo sonetto presente in “Les Fleurs du Mal”), un Dark Rock malato e decadente violentato dallo screaming Black di Neige.

Male amalgamati i pochi altri tentativi di unione dei due mondi: “La Reine Trayeuse”, ad esempio, è per buona parte un triste ed estremamente melodico brano Dark condotto da Audrey, addirittura dotato del ritornello più dolce dell'intero disco, ma a cui viene appiccicato un finale violento (con tanto di improbabili scream della stessa vocalist, idea purtroppo riutilizzata anche in “Heurt”) senza una vera ragione; questo difetto dell'inserimento di sezioni che nulla hanno a che spartire con il resto della canzone si ripete anche nel finale di “Trouble (Eveils infames)” e nell'introduzione di “Heurt”: si tratta in entrambi i casi di Industrial rumoroso non particolarmente ben giustificato.

Insomma, qualche ombra di troppo impedisce ad “Amesoeurs” di essere in maniera totale e completa il capolavoro che gli appassionati desideravano tanto ardentemente, e le aspettative – invero enormi, e forse il problema sta tutto lì – poste da “Ruines Humaines” finiscono per essere state soddisfatte solo in parte, soprattutto perchè non ci sarà né tempo né luogo per la band di migliorare e perfezionare quanto fatto.
Al di là di questo rimpianto di non poter avere tra le mani un disco ancora più bello (le potenzialità c'erano), “Amesoeurs” rimane comunque un album di assoluto pregio, che saprà stregare in particolare il pubblico Metal, grazie ad un'atmosfera fascinosa e conturbante, a suoni brillantissimi (produzione di ottimo livello ad opera di Markus Stock) e ad una 'riascoltabilità' elevatissima grazie alla copiosità di suadenti, immediatamente memorizzabili melodie sparse per tutto l'album.

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