A Last Failure | Promo 2006 | RockLine.it
Voto: 
6.5 / 10
Autore: 
Stefano Pentassuglia
Genere: 
Etichetta: 
Autoproduzione
Anno: 
2006
Line-Up: 

- Pietro "Peter" Ventimiglia - voce, chitarra
- Andrea "Drew" Vinciguerra - basso, cori
- Davide Caggeggi - chitarra, cori)
- Andrea Normanno - batteria

Tracklist: 

I Cant' Sleep Tonight Two Years Are Not Enough To Cut Small Heart Last Note I Wrote With Blood A War I Cannot Fight

A Last Failure

Promo 2006

Eccola lì, una casetta su una spiaggia notturna, ragazzi che ballano e si ubriacano, amori che si consumano o vanno a monte, la folle corsa della giovinezza verso il mondo, un qualcosa che li faccia sentire più adulti. E l'ennesimo fallimento (o, se preferite, "a last failure"). Sembra di scorgere ragazzi in skateboard per le strade di una città assolata, palme dappertutto, ragazzi che si incontrano nei college, sudore e sangue giovanile, tutto assolutamente, estremamente americano.
Tutto negli A Last Failure trasuda sangue americano. I riff di chitarra, la voce, le melodie, il modo di usare il palm-mute, tutto, persino i colpi di batteria. Sembrano i Funeral For A Friend a tratti, con quelle melodie ora ruffiane ora malinconiche, che attanagliano alla gola, lasciano spesso impietriti. No, stop, fermi tutti. C'è un piccolissimo, insignificante dettaglio che li contraddistingue: gli A Last Failure sono italiani. Ma nemmeno di una città dove la scena è nutrita fino alla saturazione, come Roma o Milano, no no. Qui si parla di Palermo, della Sicilia, del Sud Italia. Si parla di 4 ragazzi che se avessero avuto la fortuna di nascere in Florida, nel Massachusetts, a Boston o anche nella più sfigata e nascosta città americana, probabilmente ora avrebbero un lussuoso contratto e migliaia di kids sotto il palco ad impazzire per loro, invece di faticare tantissimo ogni giorno e con nemmeno una lira per stamparsi decentemente un demo. Spero solo che non imbocchino mai la strada della commercializzazione forzata...

Dato che la loro passione trasuda da ogni nota, hanno imparato bene la lezione dei Taking Back Sunday: tutto qui è emocore di qualità sopraffina. A volte velata di hardcore e di screaming vocals del bassista Drew, sulla scia di From Autumn To Ashes et similia. Senza contare i testi, basati spesso sull'idea che il fallimento produce nella nostra vita, soprattutto nell'amore (classico tema emo) ma non solo.
Spesso ricordano i My Chemical Romance e la loro attitudine spiccatamente romantica, come in I Can't Sleep Tonight, una canzone dall'impatto emotivo assolutamente travolgente, per quanto derivativa e intrisa di sudore giovanile. Certo, se qualche detrattore volesse muovere una critica al gruppo, sarebbe proprio questa, cioè che si sente che sono cresciuti a pane ed emocore e necessitano di maturare ancora un po' per trovare la definitiva personalizzazione. C'è poco da fare, si vede in tutto, anche nella stessa attitudine che li rende così "americani".

Eppure stiamo parlando di una band italiana, una band che rispecchia la realtà dei nostri ragazzi, di giovani ventenni che parlano la lingua del bel paese e che potrebbe tra qualche anno rivaleggiare con i mostri sacri del genere.
Una realtà in cui i giovani italiani possono rispecchiarsi, con le difficoltà, i contrasti e le contraddizioni della loro età e del loro mondo.
Se ciò che conta è il sentimento, qui c'è né a bizzeffe: una canzone come Last Note I Write With Blood sarà ancora acerba e derivativa, ma è indubbiamente efficace...

La voce leggermente stonata di Pietro finisce col donare ancor più fascino giovanile alle canzoni, e i riff, mentre si alternano tra rabbia e dolcezza, sprizzano melodia come se piovesse, che riesce a colpire al cuore senza chiedere il permesso.
Chi ama l'emocore non farà fatica ad apprezzare questa band, se saprete fidarvi di loro...

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