La storia:
Giovanna D’Arco, attualmente uno dei simboli della Francia, nacque il 6
gennaio 1412. Fu grazie ad una “voce divina”, che percepiva sin
dall’infanzia, che iniziò la sua opera di salvatrice del regno di
Francia dal dominio inglese. Parlando ad un ufficiale francese,
Giovanna riuscì a prendere i contatti con il Delfino di Francia, Carlo
VII, e lo convinse della necessità di liberare Orléans espressa dalle
voci.
Così iniziò la missione liberatrice di Giovanna D’Arco, simbolo
politico, sociale e quasi religioso dell’impegno per la propria
nazione. La martire fu infatti canonizzata nel 1920 dal Papa dell’epoca
Benedetto XV, e la Francia le dedicò una giornata di festa nazionale.
Dalla storia di questo affascinante personaggio hanno tratto ispirazione gli italiani Thy Majestie, per la produzione del loro ultimo lavoro discografico, Jeanne D’Arc.
L’album è molto vicino, come stile, al precedente Hastings 1066, sempre di ispirazione storica.
Questo nuovo disco si dimostra anche sperimentale, a causa degli
inserti di tipo progressive all’interno dell’atmosfera power ed epica
dell’album. Particolari cambi di tempo, come lo stile delle percussioni
e delle tastiere arricchiscono il lavoro già di per sé buono.
Segno particolare di Jeanne D’Arc è sicuramente la presenza di
Giulio Di Gregorio alla voce, il quale ha apportato un notevole salto
qualitativo al gruppo. Tecnicamente dotato, ha rimpiazzato più che
degnamente Dario Grillo, dimostrandosi adatto sia alle parti pulite che
a quelle sporche.
Parte portante come sempre per i Thy Majestie è quella dell’orchestrazione, eseguita in modo a mio parere impeccabile.
Buone le chitarre, che però risultano spesso carenti nella parte
ritmica, che concede loro poco spazio. Discreti gli assoli, che non
sembrano però esprimere particolare sentimento, né creare pathos
all’interno dei brani. A tratti sembrano perfino forzature. Non certo
“innovativo” il sound fornito da Malta e Santini, ma adatto al genere.
Innovativo invece, e piacevole l’apporto delle tastiere di Bondi, che
sa inserirsi benissimo con le orchestrazioni come con gli assoli in
stile power, ma anche con parti di sintetizzatore dal sapore molto
progressive, che vanno a rendere più ricercata l’opera.
Ottima la parte ritmica, curata nei dettagli e non scontata, anche
questa con alcuni interessanti apporti in stile prog. Sicuramente di
buon accompagnamento nelle parti più veloci, come di possente incedere
nelle parti lente, Diprima si concede forse dei giri di doppio pedale
eccessivi in canzoni come Maiden of Steel. Imponente la parte svolta dal basso, che però emerge raramente (per esempio, in The Chosen).
Agli ascoltatori più propensi al power classico, si consigliano Maiden Of Steel e Ride To Chinon, da accostare anche a brani più epici e melodici come …For Orleans o Seige Of Paris.
Da ascoltare attentamente è di certo The Trial, esempio delle sopra citate innovazioni progressive.
Complessivamente un buon lavoro per questo gruppo italiano, che di
certo porta onore alla nostra scena power, con anche un piacevole
apporto di creatività che non può che risultare gradito ad un pubblico
che sia alla ricerca di un sound un po’ più raffinato.
LINE UP:
- Giulio Di Gregorio - Voce
- Maurizio Malta – Chitarra
- Giovanni Santini – Chitarra
- Giuseppe Bondi – Tastiere
- Dario D’Alessandro – Basso
- Claudio Diprima – Batteria
TRACKLIST:
1. Revelations
2. Maiden Of Steel
3. The Chosen
4. Ride To Chinon
5. ... For Orleans
6. Up To The Battle!
7. March Of The Brave
8. The Rise Of A King
9. Siege Of Paris
10. Time To Die
11. Inquisition
12. The Trial