A distanza di quattro anni dal debutto omonimo,
gli Aghora di Santiago Dobles stanno per ritornare con il nuovo
full-lenght, che si prospetta molto interessante per tutto il mondo del
Progressive. E' lo stesso Santiago che ne parla a RockLine.it,
menzionando anche il tour che seguirà la sua uscita...
P.B. - Ciao Santiago! Vorrei iniziare
l’intervista con una breve introduzione sugli Aghora, la band che hai
fondato. Sean Malone e Sean Reinert sono stati due musicisti grandiosi
nella scena musicale odierna. Com’è stato collaborare con loro?
Santiago - E’ stato molto bello. Ho imparato anche parecchio da
quest’esperienza, considerando sia gli aspetti positivi che quelli
negativi. In particolare è stato veramente emozionante lavorare Sean
Reinert: è una persona davvero speciale.
P.B. - Come mai hai voluto inserire una voce femminile nella line-up?
Santiago - Quando la inserimmo, nessun gruppo aveva ancora
sperimentato queste sonorità tranne i The Gathering. Era una realtà
unica, perché la voce di Danishta si amalgamava perfettamente alla
musica.
P.B. - Di cosa parlano gli Aghora nelle canzoni? Quali sono le tematiche che affrontate?
Santiago - Trattiamo di spiritualità, della realizzazione di se
stessi, delle sensazioni di vuoto interiore, del sacrificio di se
stessi. Il nuovo album esplora delle tematiche più oscure come la morte
e la trasmigrazione dell’anima, il nichilismo, l’allontanamento dalle
relazioni, l’uso della magia sciamanica a scopi guaritivi.
P.B. - Quanto tempo avete impiegato per
registrare il nuovo disco? Avevate già pensato alle tracce prima di
entrare in studio o la loro realizzazione è avvenuta in quella sede?
Santiago - Abbiamo effettuato la prima registrazione circa in un
mese. Parte del materiale era già stato scritto precedentemente, il
resto è stato ideato in studio spontaneamente. Mi piace realizzare le
canzoni in studio, perché si è più fluidi.
P.B. - Nel vostro album si sentono profondamente influenze da Focus dei Cynic. Che cosa rappresenta per voi questo disco?
Santiago - Beh, i Cynic mi hanno influenzato sia nella
musica, sia nei testi, sia nella sensibilità. Amo davvero tanto lo
stile di Paul e di Sean su quell’album.
P.B. - L’approccio di Masvidal su quel full-lenght può essere paragonato in qualche modo al tuo negli Aghora?
Santiago - Forse su un livello cosmico. Mi ha influenzato molto
quando ero ragazzo. Abbiamo sempre avuto visioni musicali piuttosto
simili.
P.B. - Ti sarebbe piaciuto essere un membro dei Cynic?
Santiago - No. Per me è stato meglio così, in quanto non avrei
apportato nulla di nuovo nel registro compositivo della band, che
avrebbe reso il sound ancora più Cynic. In realtà sono molto
differente rispetto a Paul e Jason. Non ho mai provato ad imparare i
loro metodi di composizione poiché non è mia intenzione cambiarli. So
che sembra assurdo, ma è così.
P.B. - Stai lavorando a del materiale per un altro album o preferisci prenderti una pausa ora?
Santiago - No, stiamo quasi finendo la registrazione. Abbiamo
ancora tre settimane di lavoro per un totale di dodici canzoni e
ottanta minuti di musica. L’album si chiamerà Formless e noi Aghora
siamo parecchio occupati in questi giorni con le prove e le
registrazioni. Poi ci stiamo anche preparando al tour, dato che gli
Aghora si sono trasformati in una vera e propria band; non siamo più il
progetto di un tempo.
P.B. - Come si svolgerà il tour? Pensi di venire in Italia?
Santiago - In gennaio suoneremo a Los Angeles per alcune date. Poi ci sposteremo a febbraio in Sud America per aprire il concerto dei Rammstein in Venezuela. Penso che riusciremo a suonare in Europa nell’estate 2006. Le cose stanno andando bene per gli Aghora.
P.B. - Cosa significa per voi suonare in un concerto? Come vi sentite ad esibirvi in assoli davanti ad un pubblico immenso?
Santiago - E’ la migliore sensazione. Ho visto persone
trascinate dall’energia della musica e questo mi appaga moltissimo.
Quando si suonano le parti giuste sul palco è come se si stesse
esplorando una dimensione al di fuori di se stessi.
P.B. - Quando hai iniziato a suonare la
chitarra? Avresti pensato in quel periodo di poter diventare il grande
chitarrista che sei ora?
Santiago - Ho iniziato quando ero molto giovane. La chitarra era
sempre presente nella mia famiglia perché mio padre suonava. Ho
intrapreso seriamente ad undici anni. In quel periodo ascoltavo Van
Halen, Jimmy Page, Steve Vai e Jimi Hendrix. Da quel momento imparai le
scale e la teoria. Ero quasi ossessionato dal sogno di diventare un
“Guitar Hero”. Non avrei mai pensato di poter fare così tanti
progressi. Mi ripeto ancora spesso che ho tanta strada da percorrere
per raggiungere il livello che mi soddisferebbe. Sinceramente non so se
sia possibile, ma ogni giorno continuo ad allenarmi come un pazzo.
P.B. - Che modello di chitarra usi in sede studio? E quale per i tour?
Santiago - La mia Conklin Custom Sidewinder. E’ il mio modello
personale. Poi una sette-corde Conklin Custom Sidewinder Loaded con i
pick-up Bartolini, manico d’ebano, collo di acero, corpo di mogano con
l’imbottitura superiore in acero.
Infine una 11 corde Gauge (Ernie Ball). Mi piace assai quella chitarra.
Per l’amplificazione uso un Madison Divinity da 100 watt. Un pedale
multi-effetto dell’Ibanez, che amo parecchio!
P.B. - Quali sono i tuoi chitarristi preferiti e quali quelli che hanno influenzato maggiormanete il tuo stile?
Santiago - Ci sono davvero tantissimi chitarristi che mi hanno
ispirato in tutti gli anni della mia carriera e che hanno mantenuto
vivo il mio sogno. Tra questi: Allan Holdsworth, Jon Mclaughlin, Jason
Becker, Nuno Bettencourt, Steve Vai, Eddie Van Halen, Brett Garsed,
Paul Masvidal, Greg Howe, Dime Bag Darrell, Andy Laroque, Marty
Freidman.
P.B. - Quali sono le tue maggiori influenze durante il song-writing?
Santiago - Di tutto. Ascolto tantissimo Rock, Metal, Jazz, Fusion, World Music, Pop e anche qualcosa di Hip Hop.
P.B. - Hai mai pensato di intraprendere un progetto solista?
Santiago - Sì, ci sto lavorando al momento.
Alcuni spunti si possono ascoltare su www.myspace.com/santiagodobles Voglio
fare qualcosa di interessante e differente con la chitarra, un album
solista con cui creare uno stile inedito, al posto del tipico disco di
chitarra.
P.B. - Che cos’è l’originalità secondo te? Preferisci comporre
album di grande successo tutti uguali o proseguire lungo una via
evolutiva?
Santiago - Vorrei giungere al successo seguendo l’evoluzione naturale.
P.B. - Grazie per la tua gentilezza
Santiago. E’ stato un piacere poterti intervistare. Puoi concludere
l’intervista come preferisci.
Santiago - Ringrazio te per aver dedicato tempo all’intervista. Spero di potervi vedere presto in Italia! Ciao!