Ulver | RockLine.it
Ulver
(Trickster G.)
di: 
Annarosa Moroni
31/10/2007



 

In occasione della pubblicazione del nono album di studio, Shadows Of The Sun, gli ormai celebri Ulver concedono un'esclusiva intervista a RockLine.it attraverso Trickster G., meglio noto come Garm o come Kristoffer Rygg. Il misterioso compositore norvegese racconta le fasi della genesi del nuovo album e rivela alcuni particolari riguardo alla dimensione Ulver...


A.M. - Ciao Kristoffer! Come stai? E’ un onore per me poter fare quest’intervista!

Trickster G. - Ciao, sto bene. Sono vivo almeno!

A.M. - Parliamo di Shadows Of The Sun, che uscirà il 2 Ottobre. Come descriveresti il sound di questo vostro nuovo lavoro?

Trickster G. - E’ un album più “calmo” rispetto agli altri, c’è tempo per tirare un respiro. Ed è molto dark, è l’album più oscuro che abbiamo mai fatto.

A.M. - Come mai avete scelto Shadows Of The Sun come titolo? E’ in qualche modo connesso all’artwork della copertina?

Trickster G. - Beh mettiamola così, abbiamo visto la foto della copertina per sbaglio, e subito abbiamo capito che doveva essere quella perché si adattava bene all’atmosfera dell’album e dei testi. Quindi si, c’è un collegamento tra il titolo e l’artwork, ma anche tra tutti gli altri elementi.

A.M. - Qual è l’argomento principale dei testi? Si tratta di un concept?

Trickster G. - No non è un concept, ogni canzone è a se stante. Di cosa parlano? Beh ogni canzone ha un argomento diverso, ma alla fine attingiamo sempre alle stesse tematiche. Sempre i soliti argomenti con lo stesso stile di scrittura. C’è molto che riguarda la morte, le cose naturali. Parliamo della vita. Il paradosso che è rappresentato dall’amore. Cose molto “umane” insomma. Niente a che fare con argomenti mistici o cose simili.

A.M. - Solitamente impiegate molto tempo per gli arrangiamenti delle canzoni? Quanto tempo cin avete messo a comporre il nuovo album?

Trickster G. - Non è mai una cosa breve, è come una maledizione. Abbiamo lavorato un anno su Shadows Of The Sun, è stata una cosa molto lunga. E’ la pecca di dover lavorare in uno studio, con un tempo limitato e molte persone che hanno molte cose da dire. Può essere stimolante, ma a volte è come una maledizione. Non si riesce mai a finire

A.M. - L’atmosfera delle foto promozionali di Shadows Of The Sun è molto mistica. Sembra un vero fiordo norvegese, dove sono state scattate?

Trickster G. - Sono state scattate nel fiordo di Oslo, quindi si, si tratta di un vero fiordo norvegese.

A.M. - Potete essere considerati come una delle band che durante la loro carriera hanno maggiormente sperimentato. Per quanto riguarda il futuro, quale sound pensi di raggiungere con gli Ulver?

Trickster G. - E’ difficile da dire, perché quando registriamo non abbiamo una visione chiara del prodotto finale. Si tratta di cominciare a lavorare e vedere cosa viene fuori, ma non è così semplice. Ovviamente prima di cominciare abbiamo una certa idea riguardo a quello che vogliamo fare, ma tutto si basa sull’atmosfera che si crea, più che sugli sforzi per crearne una volontariamente. Non si tratta solo di scegliere che strumenti usare, le cose poi prendono vita da sole. Ma allo stesso tempo si ha come una percezione o una visione di come saranno le cose alla fine. E’ difficile spiegare perfettamente come funziona. Comunque non saprei nemmeno come definire il nostro ultimo album, visto che è appena uscito. Di solito ci servono un paio di mesi per estraniarcene e capirlo meglio. Ma sicuramente non faremo mai qualcosa di più dark di Shadows Of The Sun, o comunque sarebbe molto difficile.

A.M. - Come procede con la tua Jester Records? Stai lavorando a qualcosa di nuovo per il prossimo anno?

Trickster G. - Abbiamo momentaneamente messo in “attesa” l’etichetta per motivi di affari. Sai quando si produce un cd ci sono molte spese a cui fare fronte, i costi dello studio, dei grafici, di registrazione e costi tecnici. Si spende minimo 2000 euro, e per molta gente la musica che facciamo è orribile. Abbiamo prodotto molti cd ma non abbiamo fatto molti soldi, anzi nella maggior parte dei casi ne abbiamo persi. Ma va bene, finché possiamo permettercelo. Quindi abbiamo deciso di prendere un periodo di pausa dalla Jester. Siamo entrati in contatto con un’altra casa discografica americana,e stiamo cercando di vedere se c’è del surplus che possa rientrare nelle spese di margine. Comunque ci sarà ancora un cd, un tributo.

A.M. - Qual è la risposta norvegese alla vostra musica? Che posto occupate nella scena sperimentale?

Trickster G. - Siamo sempre stati un po’ degli emarginati nella scena musicale norvegese. Non abbiamo mai lavorato sodo per entrare a farne parte. Siamo conosciuti, molta gente che si intende di musica sa chi siamo e cosa facciamo, ma pochissimi ci hanno davvero visto. Non ci importa molto di entrare nel giro d’affari, non ci è mai importato. Ci è sempre andato bene essere degli outliners e guardare le cose da fuori, per poterci poi rifugiare nel nostro sicuro mondo, con le cose che ci piace fare.

A.M. - Pensi che nella vostra musica ci siano ancora tipici elementi norvegesi?

Trickster G. - No, la musica è musica. In passato abbiamo voluto celebrare le nostre radici e le nostre connessioni con il folklore norvegese. Ma tutti quegli elementi sono scomparsi, abbiamo deciso di distaccarcene e di concentrarci su altri suoni. Non ci interressa più essere collegati a uno stato, può sembrare stupido, ma lo Spazio è il posto più interessante. Ovviamente siamo legati la nostro Paese, ma ora la comunità è globale, e come ho detto poco fa, non trattiamo più di argomenti mistici. Mi interessano ancora, ma per me sono molto più importanti argomenti di tipo “umano”, parlare di ciò che ci rende davvero uomini. La nostra musica ora è internazionale, trattiamo di politica, religione…

A.M. - Cosa ci puoi dire dei tuoi progetti futuri? Continuerai la collaborazione con gli Head Control System nei prossimi anni?

Trickster G. - Sì, penso che potremmo fare un altro disco più avanti. Sono stato molto contento dell’ultimo cd, penso sia davvero ben riuscito. Ho lavorato con persone estramente dotate, quindi se trovo il tempo, volentieri.

A.M. - Durante la vostra carriera avete influenzato molte band con generi diversi, cosa ne pensi di questo?

Trickster G. - E’ la diretta conseguenza del diventare vecchi. Prima sei giovane e promettente, poi vecchio e influenzi gli altri. E’ sempre un complimento sapere che quello su cui hai speso tutta la tua vita è apprezzato dagli altri. Tuttavia per me è più semplice notare il lato negativo delle cose, e quindi tutto, alla fine, è insignificante. Comunque mi rende fiero poter essere font di ispirazione per gli altri.

A.M. - Qual è il tuo rapporto con il nostro paese? Sei mai stato in Italia? Ti piace?

Trickster G. - Sì, sono stato a Roma e Milano. Roma è stata impressionante, è stato l’ultimo posto che ho visitato. Mi piace molto, quasi quasi potrei fare un pensierino sull’andare a viverci (ride N.d.R.). Solo mi ricordo che era un po’ troppo calma come città. All’una di notte è tutto chiuso e non c’è nessuno per strada, forse anche perché è la sede dal Papa.

A.M. - Qual è il ricordo migliore della tua carriera? Rimpiangi qualcosa?

Trickster G. - No, non ha senso rimpiangere le cose. Quindi non rimpiango nulla, ma spesso mi guardo indietro e penso a come le cose sarebbero potute andare meglio o diversamente. Ma comunque sono pensieri futili. Fa tutto parte di un processo, l’importante è andare avanti, non fermarsi.
Non ho ricordi più felici di altri, sono estremamente felice riguardo a tutta la mia carriera.

A.M. - Un’ultima curiosità, quali sono le tue credenze religiose (se credi in qualcosa o qualcuno)?

Trickster G. - Mi spiace ma non credo, non ho credenze religiose. Sono un uomo che crede in pochissime cose, come la morte. Se si guarda bene, tutte le credenze, religiose e non, si basano solo su un certo tipo di speranza. Non sto negando la possibilità che queste credenze corrispondano al vero, solo per me è molto difficile pensarlo. Può essere di grande conforto pensare che alla fine ci sia una sorta di redenzione, di perdono, ma la mia visione è più cupa. Magari c’è davvero una ricompensa per quello che si è fatto nella vita, ma io non ci credo. Si potrebbe dire che credo nella forza di molte cose, ma quello è differente. Come ad esempio, credo nella forza della religione, ma non nel suo messaggio

A.M. - Questa era l’ultima domanda. Grazie per l’intervista, sei stato molto gentile. Lo staff di RockLine.it ti augura tutto il successo possibile.

Trickster G. - Grazie a voi!

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