Rigoni, Alberto | RockLine.it
Rigoni, Alberto
di: 
Salvo Sciumè
21/07/2008



 

Reduce dal suo primo album solista, intitolato Something Different, il bassista trevigiano Alberto Rigoni interviene qui su RockLine.it per parlarci del suo lavoro, degli altri suoi progetti e dei suoi programmi presenti e futuri.

S.S. - Ciao Alberto! Innanzitutto ti faccio i complimenti per Something Different. L’ho trovato un album interessante e piacevole, perché vario e soprattutto teso alla ricerca di un giusto connubio tra sperimentazione e melodia. Cosa puoi dirci a proposito di questo tuo album d’esordio?

Alberto - Ciao Salvatore! Al di là del tuo giudizio favorevole, del quale ti sono grato, concordo pienamente con la caratterizzazione che hai dato del mio album. In effetti, da un lato mi sono mosso con libertà fra generi diversi, dall’altro ho alternato atmosfere e toni aggressivi ad altri riposati e sognanti. Ho iniziato a comporre quest’album nel 2005, periodo in cui ero particolarmente ripiegato su di me e in cui sentivo la necessità di dar vita a qualcosa di estremamente personale. Fin dall’inizio non ho mai voluto seguire alcuna direzione musicale, affidandomi esclusivamente ad un metodo compositivo di tipo istintivo. L’idea era quella di comporre un album il più possibile basato sulla melodia e sulla varietà dei brani. La partecipazione poi di vari amici musicisti alla registrazione dei brani ha contribuito ad arricchire l’album di sonorità ancor più particolari e inusuali

S.S. - Mi sembra che un album del genere, nonostante i suoi spunti ed i suoi toni variopinti, in ogni caso finisce un po’ con il risultare indirizzato ad una fetta ristretta di pubblico, che sicuramente non potrà fare a meno di apprezzarlo. Ma un musicista che decide di creare un album del genere ha già questa consapevolezza? Sceglie di avere un pubblico, diciamo elitario, pur di assecondare la propria vena artistica? O tu la pensi diversamente?

Alberto - Su questo devo dire che non sono affatto d’accordo. Un artista non ha altro dovere che quello di seguire la propria ispirazione senza preoccuparsi delle reazioni del pubblico: se si sottomette ad uno scopo estrinseco, il risultato rischia di essere compromesso in partenza. Che l’artista debba essere autonomo, non è solo la mia privata opinione, ma il concetto che fonda tutta l’arte moderna. Grandi teorie a parte, ho visto nel mio modesto caso che l’album è stato apprezzato da ascoltatori assolutamente comuni come da ascoltatori e critici di musica classica, cosa che mi ha piacevolmente sorpreso. Insomma credo che tutto si possa dire di questo CD ma non che sia poco accessibile!

S.S. - Spesso negli album strumentali si incorre nel rischio di dare troppo peso a virtuosismi e tecnicismi, ma tu, specie grazie a brani come Glory Of Life, One Moment Before e Sweet Tears, tutti pervasi da melodie quasi sussurrate ma deliziose, hai dimostrato di curare anche l’aspetto più emozionale e melodico delle tue composizioni. Che importanza dai a tali aspetti? Quali fini ti poni quando componi?

Alberto - Per me l’aspetto melodico prevale su quello tecnico, anche se devo dire che in passato sono stato molto attratto dal virtuosismo, se non proprio dal tecnicismo. Come ripeto, non mi propongo nessun fine quando compongo: parto da una suggestione sonora, che poi cerco di sviluppare senza sapere in partenza dove potrò arrivare. Altri musicisti, invece, hanno già in testa fin dall’inizio il brano nella sua interezza.

S.S. - E quale importanza dai invece alla sperimentazione? Ben visibile peraltro in alcuni brani come Desert Break e Jammin’ On Vocals….

Alberto - Cercare soluzioni originali è senz’altro uno degli scopi principali del mio lavoro, anche se la novità di per sé non garantisce nulla: bisogna che il risultato sia bello…

S.S. - Altri brani che mi hanno colpito sono stati BASSex e Roller Coaster, cosa puoi dirci su di essi? Ed in generale quali sono stati i tuoi brani preferiti?

Alberto - Sono i due soli brani cantati dell’album. BASSsex , che gioca sull’ambiguità fra il basso e il sesso, è un pezzo di immediata godibilità sia per il ritmo incalzante e compatto sia per la sensualità della voce di Irene Ermolli. Di questo brano è stato appena prodotto un video clip che può essere visto su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=b-0P4eKBAHs ) e su www.myspace.com/albertorigoni . Così come per i Twinspirits, anche per BASSex la regia è stata affidata Elia Cristofoli di Solingo Visual Arts (www.solingo.it ). Ha fatto veramente un ottimo lavoro! Ovviamente, data la natura un po’ “commerciale” del brano, non aspettatevi un video metal eh!
Roller Coaster (voce: Daniele “Kenny” Conte), invece, col suo ritmo vorticoso e aggressivo, è l’unico pezzo che si potrebbe definire metal, benché sia arricchito da suoni elettronici, che possono far pensare alle colonne sonore dei videogiochi.

S.S. - Ti va di parlarci invece delle varie collaborazioni presenti in Something Different?

Alberto - Importante è stata la collaborazione del tastierista Lorenzo Nizzolini, che ho scelto perché mi piaceva molto il suo sound. Enrico Buttol mi ha assistito nel lavoro di mixaggio e, oltre ad aver suonato la batteria in alcuni brani, ha dato un contributo inusuale al brano Jammin’ On Vocal Drums in cui ha ricreato con la sua voce i suoni della batteria. Daniele Gottardo alla chitarra ha mostrato il suo estro straordinario, come anche il giovanissimo Tommy Ermolli. Marco Torchia in “The Factory” ha programmato tre batterie elettroniche sovrapposte, che possono alludere a un sound direi quasi “industriale”.

S.S. - Something Different ti presenta come un’artista poliedrico, in grado di divagare dall’ambient al progressive al jazz/fusion, proprio come il tuo amico e collega Daniele Liverani. Com’è nata la vostra collaborazione con i Twinspirits?

Alberto - Liverani mi ha sentito ad un concerto a Padova all’epoca in cui suonavo cover dei Dream Theater con gli “Ascra” e successivamente mi ha invitato a collaborare al progetto di una nuova Band, i Twinspirits appunto. Devo dire che Liverani ha una creatività vulcanica. Da lui ho imparato molto.

S.S. - Hai altri progetti paralleli a parte i Twinspirits? E stai lavorando su qualcos’altro al momento?

Alberto - Ho da poco registrato alcune tracce di basso per il nuovo disco da solista di Tommy Ermolli (Twinspirits, Khymera) e per quello di Gianni Rojatti (endorser Ibanez, che nel 2004 ha pubblicato assieme ai fratelli Bissonette e Marco Cardona l’album “Deep Forest”). Inoltre tra poco vedrà la luce un nuovo album strumentale prog rock fusion composto dal tastierista Lorenzo Nizzolini, al quale hanno partecipato anche il batterista Enrico Buttol e Tommy Ermolli. Il mixaggio di questo disco è stato fatto nel mese di Maggio 2008. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi!

S.S. - Come bassista hai avuto un punto di riferimento? O comunque dei musicisti che ti hanno influenzato?

Alberto - Sono cresciuto ascoltando band progressive come i Dream Theater, Yes, Rush, Genesis, che avranno lasciato le loro tracce, ma nel corso degli anni il mio interesse si è esteso a tutti i generi musicali. Da un punto di vista strettamente bassistico, pur non seguendo nessun modello particolare, devo dire ho tratto suggestioni notevoli da Michael Manring, Doug Wimbish, Adam Nitti, Yves Carbonne e altri.

S.S. - Quale strumentazione usi?

Alberto - Per quanto riguarda i bassi, uso esclusivamente quelli costruiti dal liutaio canadese George Furlanetto. Gli FBass (http://www.fbass.com ) sono bassi estremamente versatili che io considero essere una sorta di evoluzione dei Fender Jazz Bass, strumento che ho sempre amato. Ogni strumento che possiedo monta corde La Bella (http://www.labella.com ), in particolare il modello Super Steps.
A livello di amplificazione uso invece Aguilar (http://www.aguilaramp.com ). Ho trascorso anni alla ricerca di amplificatori che soddisfacessero le mie esigenze. Aguilar mi permette di avere un suono potente, caldo e di altissima qualità, senza mai alterare il suono originale dello strumento.
Nelle registrazioni di Something Different ho utilizzato anche alcuni effetti tra i quali il Whammy Pedal unitamente al distorsore MXR M-80 (nella parte finale di The factory), il DOD Envelope (Glory of Life)..

S.S. - Quali sono invece i tuoi progetti futuri?

Alberto - Tutte le forze d’ora in poi si concentreranno principalmente nella produzione del secondo album dei Twinspirits. Ovviamente sto anche lavorando a nuovi brani da solista!

S.S. - Soddisfatto da questo tuo esordio solista? Come pensi sia stato accolto da critica e pubblico? E’ andata come ti aspettavi o no?

Alberto - Mi ha dato una grande soddisfazione che RAI Radio Tre mi abbia intervistato trasmettendo due brani dell’album prima ancora che esso fosse pubblicato dalla Lion Music. La critica, in generale, è stata veramente ottima. Sono più che contento!

S.S. - Bene Alberto, non rimane che ringraziarti per il tuo intervento su RockLine.it. Ciao ed in bocca al lupo per il futuro. Se hai ancora qualcosa da dire in chiusura, fai pure.

Alberto - Grazie mille a te per questa intervista! Un saluto a tutti i lettori e…Rock On! Ah dimenticavo…crepi il lupo!

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