Danzig, Glenn | RockLine.it
Danzig, Glenn
di: 
Andrea Evolti
09/10/2007



 

Glenn Danzig è più di un musicista, per quell'undeground punk-rock con anche aspetti vagamente goth, del circuito americano: è una sorta d'icona. Frontman dei Misfits che ora vivono una sorta di nuova giovinezza, un po' dimentichi di chi fu il loro leader carismatico, il singer americano ha poi coltivato una gloriosa carriera solista, fondendo le sue origini punk-rock con aspetti dark, blues-morrisoniani e rockabilly, anche questi già presenti nel periodo Misfits. Il tempo che Glenn, in diretta telefonica con noi da New York, ci concede, è molto scarso, vista l'uscita di una sua speciale raccolta di pezzi inediti a cover, ma sufficiente a notarne il carattere forte, la disponibilità e soprattutto l'energia nel voler perseguire i suoi scopi artistici...

A.E. - Glenn, come prima domanda, vorrei chiederti, dopo tanti anni trascorsi dal tuo split con i Misfits e la lunga e, ritengo, soddisfacente carriera solista, chi è, ora come ora, Glenn Danzig, come musicista, ma anche come uomo?

Glenn - Beh, è ovvio che ci siano stati dei mutamenti, avviene per tutti, ma, qui voglio precisare: non ci sono stati stravolgimenti o pentimenti. No signore! Rifarei tutto, anche perché tutto questo mi ha aiutato a migliorarmi ed a diventare quello che sono oggi. Soprattutto, ho capito che ogni momento vivevo una condizione particolare e quella condizione andava raccontata attraverso una musica ed una scelta adeguata. Glenn Danzig non è diventato un'altra persona dopo la sua uscita dai Misfits. Sì è evoluto, ha sviluppato delle sue caratteristiche, scoperto dei lati di sé che prima ignorava o conosceva poco, ma integrandoli con la sua stessa natura. Sono un Danzig cresciuto, sviluppato, maturato, ma sono sempre io. Anche come musicista, passare da una band alla carriera solista, non cambia la tua natura, ma la sviluppa in direzioni diverse. Nei Misfits ero il cantante e frontman, ma non c'ero solo io a livello creativo e decisionale. Qui, invece, sperimento libertà totale ma anche responsabilità verso i musicisti che mi seguono. Posso fare più cose ma devo anche saper lavorare con loro dirigendoli ed ascoltandoli. Tutto è un percorso e tutto ha un senso, che porta al Danzig di oggi, anno 2007.

A.E. - Questo Greatest Hits era già stato citato da te in molte interviste già da alcuni anni. Come mai tutta questa importanza data ad una raccolta e non ad vero e proprio album da studio e, soprattutto, come vedi oggi questa pubblicazione, dopo una tale attesa?

Glenn - Vedi, no si tratta di una semplice raccolta che ripropone brani già pubblicati nei miei precedenti lavori solisti, ma pezzi che non erano stati inseriti nei miei precedenti album, versioni inedite e cover. Tutto materiale inedito in realtà, quindi non un best of classico, dove si ripropongono brani già pubblicati in album differenti. Qui si tratta di aver pubblicato materiale e lavori che, al momento della loro realizzazione, non erano in linea con il mood di quell'album, pur essendo ottimi brani. Diciamo che non era il loro momento. Ora mi sembra che sia giunto il tempo di pubblicarli, come per mostrare degli aspetti della mia musica che non erano ancora stati resi noti al pubblico. Come vedi, si torna al discorso della prima domanda: evoluzione. Questi brani sono al 100% Danzig, sono parte di me e si sente ascoltandoli, ma offrono degli spunti in più, nuovi. Un nuovo modo, se vuoi, di vedere la mia musica. Una visione più oscura per certi versi, ma anche diretta e spontanea. Per le cover, inoltre, vale lo stesso discorso: prendi un pezzo che hai sempre amato e lo risuoni a modo tuo, con le sensazioni che ti ha fatto nascere dentro, ri-raccontandolo con il tuo linguaggio. Mi sembravano tutte buone idee e sarebbe stato un peccato non pubblicarle. Bisogna solo aspettare il momento giusto.

A.E. - Ma quindi, sia artisticamente che umanamente, c'è stata evoluzione ma non rivoluzione, da quello che mi sembra di capire...

Glenn - Esattamente. Non ho rifiutato nulla, non ho detto 'Basta, la faccio finita con queste cose e prendo una nuova strada!'. Non ho rinnegato una carriera per imboccare un percorso antitetico che non affonda radici in quello precedente. C'è sempre una parte dei vecchi lavori in quelli nuovi, una sorta di seme o terreno fertile in cui far crescere questo seme stesso; come, d'altra parte c'è un collegamento anche con il periodo dei Misfits, ovvio. Sono nato e cresciuto venendo da lì e non posso e, soprattutto, non voglio rinnegarlo.

A.E. - Glenn, hai citato il tuo passato con i Misfits. Onestamente, però, essendo partito con una punk-rock band per poi sviluppare in altre direzioni il tuo sound, potresti dire che sei ancora parte della scena punk-rock e che questo modo di suonare sopravvive in te e nei tuoi lavori attuali?

Glenn - Beh, bisogna vederve in che modo tu intendi il punk-rock. Se, come molti anche negli USA, consideri Green Day, Offspring, Blink 182 ed Avril Lavigne punk-rock, allora ti dico subito che non ho mai avuto nulla a che fare, non ho e non voglio avere niente a che fare anche in futuro con il punk! Ah ah ah! Se, come invece faccio io, consideri il punk un tipo di musica che affonda le radici nel rock'n'roll più diretto ed energico e vede gruppi come Discharge, Crass, Sex Pistols, Ramones, Exploited, Dead Kennedy's, The Damned e Social Distortion i loro migliori esponenti, allora ti dico che mi sento coinvolto e sono felice di farne parte. Il punk è stato ed è tuttora parte integrante della mia musica, anche se il risultato finale non suona certo come tipiche punk-rock song, ma partecipa alla creazione di un mio brano, ne è uno dei punti di partenza, parte di uno scheletro. Devo anche dire, però, che molto di quello che oggi è il punk non mi prende più di tanto, anche se ci sono alcuni gruppi che ritengo validi e mi piace ascoltare. Potremmo dire che Glenn Danzig oggi non si considera parte solo del punk-rock, ma di una realtà musicale più ampia e non certo perché mi voglio vantare, ma solo perché è così: non si tratta di essere, in questi, migliori degli altri, ma essere solo dannatamente quello che si è.

A.E. - Mi sembra di capire che riemerga sempre la tua assoluta certezza di non voler rinnegare nulla di quello che sei ed anche di ciò che sei stato, ma al contempo, di difendere anche tutte le tue eventuali scelte future.

Glenn - Precisamente! No Remorse! Non ci sono momenti che vorrei cancellare. Amo tutta la mia carriera. Non potrei dirti un momento migliore ed uno peggiore della mia vita da musicista, perché formano una sorta di struttura, di architettura di un labirinto che porta ad una precisa metà però. Ogni episodio ha significato qualcosa ed è strettamente collegato a ciò che è avvenuto dopo. Senza anche un solo periodo di essa, la mia vita da musicista ora non sarebbe quella che è adesso e non avrebbe senso.

A.E. - Glenn, una curiosità che proprio mi vorrei togliere è quella di sapere se tu concordi o meno con quell'opinione che si sente in giro da moltissimo tmepo, che il tuo stile vocale ma, principalmente il tuo modo di comporre, somigli molto a quello di Jim Morrison, la storica figura del rock, mente lirica dei The Doors, una sorta di novello poeta maledetto. Ti ritrovi in quest'analisi o la cosa non ti convince per niente?

Glenn - Guarda, se devo essere sincero, all'inizio della mia carriera solista, questo paragone era abbastanza azzeccato. Devo dire che molte cose, dai testi alle linee vocali che creavo ed a come le interpretavo, erano vicine, sempre in maniera molto relativa, a quelle di Jim Morrison. Con l'andare del tempo, però, è fuoriuscito quello che io ritengo il mio vero io, o meglio, la parte principale del mio 'Io' musicale, vale a dire una sorta di 'black Elvis Presley', un Elvis oscuro, se mi passi il paragone. Ovviamente è un accostamento dovuto al mio amore per la sua musica che mi ha fortemente influenzato, come gran parte di altri artisti degli anni '50 tipo Buddy Holly, Jarry Lee Lewis e Ritchie Valence. Elvis, però, mi ha fortemente segnato e penso che sia quella la maggiore influenza che puoi trovare nel mio modo di scrivere, cantare ed anche negli stessi testi, oscuri ma con quel vado sapore ironico, cosa, in effetti, totalmente distante dalla produzione lirica dei The Doors. La mia voce, inoltre, ha questi toni molto bassi che ben si sposano con certi passaggi vocali tipici di Elvis; non ho una voce come Rob Halford e non potrei cantare certo su quei tipi di linee vocali! Penso, inoltre, che Elvis sia stato grandioso come artista e che, tutt’oggi, sia incredibilmente innovativo.

A.E. - Per questa particolare raccolta di inediti Glenn, hai pensato o, magari già realizzato un videoclip?

Glenn - Certo, è stato realizzato un videoclip con l'intendo di non dipingere solo un singolo brano, ma un po' tutto il lavoro. Penso che il supporto di immagini e di un video ben fatto sia un completamento perfetto per un album e guarda che parlo, in primis, sotto il profilo artistico e non commerciale, anche se non posso certo negare che la spinta che riceve un full-length che ha in circolazione un buon video, sia una cosa importante per la divulgazione di questo.

A.E. - Ti chiedo questo perchè sono sempre rimasto colpito dalla cura e dalle atmosfere dei tuoi video, come ad esempio quello di I Can't Speak. Partecipi direttamente alla realizzazione di questi, anche solo con un'idea di base o affidi tutto al regista di turno?

Glenn - No no, assolutamente!!! L'idea di partenza è sempre mia e seguo passo a passo la realizzazione. Voglio che quello che ne esce sia esattamente ciò che ho immaginato. Tendo ad avere sempre le idee molto chiare quando si tratta di realizzare un videoclip ed è ovvio che io tenda a lavorare spesso con le stesse persone, visto che si è riusciti, in precedenza, a creare una sintonia che ha portato ad un ottimo lavoro. Soprattutto, come hai detto, lavoro molto sull'atmosfera che il video deve creare, come per far meglio entrare lo spettatore nella musica da me realizzata.

A.E. - Glenn ti ringrazio moltissimo del tempo che ci hai concesso. So che ora devi scappare perché hai altre interviste, quindi grazie ancora da parte di RockLine.it!

Glenn - Figurati! Scusatemi proprio, ma devo ancora fare un sacco di interviste e qui mi fanno i classici segni che significano “Taglia, stingi, guarda che hai ancora cento interviste da fare!” Grazie a voi per l'intervista! Take care!

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