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Low - Trust (2002)
Uno dei due o tre capolavori dei Low, e quindi in generale dello slo-core, a differenza della stragrande maggioranza dei dischi simili è ricco di variazioni stilistiche senza tradire però i significati di partenza; intenso come una sinfonia classica, va al di là delle tendenze per raggiungere una catarsi universale ed eterna.
(2003) The Blood Brothers - ...Burn, Piano Island, Burn
Rappresentante eccellente per l'ambit post-hardcore/emocore/metalcore, il più folle e originale tra tutti i dischi del genere, una sorta di Calculating Infinity per gli anni 2000; sicuramente superiore sia ai popolari Killswitch Engage, influenti anch'essi ma molto più immediati e terra-terra, che agli altrettanto innovativi e influenti Converge, tuttavia più auto-indulgenti nelle dissonanze cerebrali (alla lunga un po' ostiche) e privi di quello stile post-moderno a collage che rende i The Blood Brothers più geniali.
Supersilent - 6 (2003)
Gli eclettici Supersilent propongono un mix di free-jazz, ambient, rock psichedelico e altro, il loro capolavoro è con tutta probabilità 6, forse l'unico senza cacofonie gratuite e autoindulgenze noiose, ma assolutamente profondo e ispiratissimo.
(2003) Katatonia - Viva Emptiness
L'album più sensazionale per l'ambito del "dark pesante" ed uno dei più interessanti e significativi nell'ambiente metal alternativo.
Si distaccano totalmente con il passato doom metal in favore di un approccio più distorto, diretto e d'impatto, con atmosfere inquietanti a far da sfondo a schitarrate brucianti e corpose. Personalissimo, l'innovazione è duplice sia per la rottura in sè con il passato in favore di soluzioni nuove ed innovative, sia per l'aver saputo coniugare con disinvoltura la sensibilità e il senso melodico del metal scandinavo con l'esistenzialismo e la scioltezza degli alternativi pesanti americani, interiorizzando il tutto in un disco nuovo ed inedito, che va oltre i clichè del metal "gotico" o "nu".
Isis - Panopticon (2004)
Migliore e più rappresentativo disco dell'essenziale movimento post-metal, è il più definito, omogeneo e focalizzato del gruppo, anche più dei primi dischi che probabilmente hanno un loro corposo peso storico.
E nonostante il genere nasca negli anni '90, si è iniziato a parlare di post-metal come lo intendiamo oggi solo proprio con gli Isis, e di conseguenza si è risaliti alle loro radici riconoscendo Neurosis (e parzialmente Godflesh) come padrini di quel genere. In definitiva il fiorire di band post-metal nei '00 è stato innescato dagli Isis e non da chi è venuto prima, basta osservare quanti dischi definibili post-metal/atmospheric-sludge sono stati pubblicati prima di Celestial e Oceanic (praticamente nessuno, forse solo Breach dei Kollapse, comunque nel 2001 e quindi dopo Celestial) e quanti dopo (decine e decine) per riconoscere l'enorme influenza avuta dagli Isis.
Il macigno degli Isis è - non a torto - considerato il capostipite della nuova ondata sludge/post-metal. Seminale nella sua ricerca stilistica e devastante per la forza evocativa che vi è nascosta all'interno.
(2004)Mastodon - Leviathan
Acclamatissimo e originalissimo gruppo metal che ha riscosso consensi un po' ovunque con i suoi album, soprattutto negli ultimi tempi con Blood Mountain e Crack the Skye. La nostra scelta è però andata a cadere su Leviathan, uno dei dischi più potenti, originali e personali in ambito estremo, ma soprattutto il loro lavoro indiscutibilmente più storico. Leviathan perfeziona al massimo il loro contributo prog e folle all'aggiornamento dello sludge (oltre che ad essere anche più personale dei successivi, soprattutto l'ultimo quando si riallaccia particolarmente alla vecchia tradizione prog anni '70).
Probabilmente il gruppo metal del decennio.
Dillinger Escape Plan - Miss Machine (2004)
Uno dei gruppi più innovativi e rappresentativi (se non il maggiore) in ambito mathcore degli ultimi dieci anni, i Dillinger Escape Plan. La loro carriera è folgorante, fatta di dischi vertiginosi, tecnici, potentissimi e tiratissimi quanto complessi e schizzati (nonché influenti), ma anche capaci di momenti più melodici e distesi. Con stacchi decisi e cambi di tempo ostici, i Dillinger riescono a intrecciare con disinvoltura attacchi hardcore, macinamenti death/grind, forme jazz, cerebralità math/prog e quant'altro. Imprescindibile per gli anni '90 fu Calculating Infinity (tutt'ora uno dei massimi dischi di sempre del decennio), mentre il periodo dei 2000 è stato diviso fra il più levigato (ma ugualmente intrigante) Miss Machine e il più sperimentale Ire Works, in cui hanno profondamente modificato l'approccio melodico e si sono aperti a strade più elettroniche ed eccentriche. Se il secondo è forse più ambizioso e inventivo, l'influenza del primo negli anni successivi si è fatta sentire con tangibile spessore e maggiore seminalità.
(2004) Arcade Fire - Funeral
E' forse l'album pop più intenso e meglio arrangiato del decennio, pecca solo per qualche eccesso di nostalgia anni '80 che comunque riesce ad aggiornare in maniera personale oltre che a compensare con un set di canzoni irresistibili. Certo, riprendono in pieno lo stile new-wave, ma lo sanno rinnovare completamente con un gusto per lo stile e gli arrangiamenti unico che fa sembrare gruppi come gli Editor ben più immaturi e meno originali e che comunque molti, troppi altri gruppi non hanno neanche lontanamente.
The Mars Volta - Frances the Mute (2005)
Sicuramente un gruppo che ha lasciato il segno, i Mars Volta hanno inanellato una serie di dischi (fra alti e bassi) ciascuno col proprio valore creativo e artistico. Se De-Loused in Comatorium rappresenta la nascita del loro sound mentre Amputechture rappresenta la sperimentazione pura senza alcuna preoccupazione "commerciale", è Frances the Mute a risultare uno dei migliori dischi prog-rock del decennio, complesso e pieno di idee senza però finire negli eccessi egomaniaci dei loro lavori successivi.
(2006) TV on the Radio - Return to Cookie Mountain
Probabilmente il loro miglior lavoro, un disco indie-rock-tronico stracolmo di idee originali e arrangiamenti eccentrici. Con esso i TV on the Radio hanno definitivamente mostrato al mondo musicale un nuovo approccio stilistico nel panorama della musica "popolare" che riesce a slegarsi dai generi riferimento per coniare qualcosa di nuovo, personalissimo e fuori dagli schemi, capace di raccogliere completamente l'eredità dello "spirito" delle loro influenze per poi intrecciarle in un crogiolo sonoro unico.
Tenhi - Maaaet (2006)
Uno dei gioielli più fragili, ricercati e intensi del neo-folk e di tutto il movimento dark-folk, scenari di cui i Tenhi rappresentano ormai da anni uno dei volti più affascinanti. Atmosferico e coinvolgente, è un album che non stanca, anzi trascina per tutta la sua durata grazie alle melodie che ci presenta in cui si miscelano perfettamente arrangiamenti semplici ma estremamente efficaci, immersi in una dimensione intima e sospesa.
(2006) Dying Fetus - Destroy the Opposition
Zenith compositivo per i Dying Fetus, autori di una album epocale per il genere e che sicuramente rappresenta uno spirito difficile da trovare nel decennio precedente, se non in forma germinale. Death, grind e hardcore si miscelano alla perfezione con una tecnica sopraffina per creare una bordata di proporzioni immani. Veloci scale si alternano a mid-tempo hardcore per ripartire in blast beats senza un attimo di pausa con riffs groove a donare il giusto impatto. Un album tanto vario quanto bello ed uno dei punti di riferimento rivitalizzatori per l'affollata scena estrema nei 2000s.
Joanna Newsom - Ys(2006)
Forse il disco di cantautorato più originale del decennio, praticamente un'opera teatrale complessa e surreale che eccelle nelle melodie, negli arrangiamenti e nella voce di Joanna, capace di riunire a sè tutta la composizione con sinergia perfetta.
(2007) Panda Bear - Person Pitch
Lo psych-folk è stato una delle scene più floride e caratteristiche del decennio, e noi di Rockline abbiamo deciso di rappresentarlo con questo pregevole disco che forse non fa gridare al capolavoro ma consiste ugualmente in una creativa e spigliata opera che dona linfa vitale alla corrente grazie ad una rivisitazione "espansa" di stilemi del passato con numerose altre influenze (da voci e melodie pop a suoni e tecniche compositive elettronici) e agli arrangiamenti che rimaneggiano le istanze del folk e della psichedelia sessantiani aggiornandoli e trasformandoli fondamentalmente con il gusto, gli arrangiamenti e la sensibilità del nuovo millennio. Dichiaratamente una decostruzione folle del surf-rock prima ancora che dell'acid-folk, Person Pitch è geniale come concept e come realizzazione, finendo per risultare un esperimento unico anche nei momenti meno coinvolgenti grazie alla vera essenza intellettuale dello sperimentalismo musicale di cui è intrisa la musica di Panda Bear.
Alexisonfire - Crisis (2006)
Emo è il termine più controverso degli ultimi anni. Che ci si intenda l'emocore anni '80, il punk pop a tinte emozionali o certe produzioni più pop-rock, che si contino le diversificazioni o le contaminazioni, viene difficile parlare di emo senza tener conto dell'enorme trend mediatico e commerciale riscosso in questo decennio da quest'etichetta.
L'emo è diventato anche un look, un modo di essere (o meglio: un modo di apparire, troppo influenzato da stereotipi e canoni su cui ci marciano i discografici) che ha contagiato migliaia di giovani forse a volte più affascinati dagli elementi esteriori di questo stile che realmente identificatisi con ciò che propone.
E sappiamo anche che molte, moltissime uscite emo si sono rivelate anche qualitativamente scadenti, soprattutto quelle che cavalcavano l'onda del successo del genere sfruttandone i cliché più modaioli e conformati ad un canone abusato, impersonale e riciclato.
Però è anche vero che in tutti generi esistono buoni nomi come altri ben peggiori - e nell'emo possiamo trovare gli apprezzabili Finch come i deludenti 30 Seconds to Mars.
In rappresentanza di quel fenomeno (più modaiolo che effettivo) che è stato l'emo dei 2000, sempre tenendo a mente che il successo di pubblico è effimero e ad elevate vendite NON corrisponde un sicuro valore musicale, la redazione di Rockline si è impegnata in una controversa scelta, optando alla fine per Crisis degli Alexisonfire, lavoro emo/screamo influente e che ha riscosso una certa considerazione nello staff.
(2007) Battles - Mirrored
Cerebrale e bizzarro aggiornamento ai giorni nostri, alle ultime risorse tecnologiche e allo spirito indietronico della tradizione math-rock, ma anche giocoso e variopinto esempio di creatività libera e sciolta. Una pietra miliare progressista del decennio.
Alcest - Souvenirs d'un Autre Monde(2007)
Un ragazzo poco più che ventenne che in una perla sospesa tra black metal e shoegaze ha fatto innamorare mezza Europa ed ispirato già alcuni gruppi che ne hanno raccolto i semi. Personale e significativo, non è ancora seminale, ma è altamente probabile che col tempo il capolavoro degli Alcest lo diventerà, quando quello che alcuni critici hanno già ribattezzato come "metalgaze" diverrà una scena vera e propria le cui origini sono da ricercare nell'ultima metà del decennio. Gioiello imperdibile.
(2008) Portishead - Third
L'atteso ritorno dei vati del trip hop, che però nega le istanze che li portarono nelle vette della musica anni '90 in favore di sonorità molto più folk-cantautoriali, industriali e macabre. Una rifondazione spiazzante del loro sound, non più legato al battito rallentato dell'hip hop o al turntablism, intensissima, molto più sofferta e inquietante degli altri dischi degli inglesi, che ci mostra dei Portishead significativamente inediti e capaci di andare oltre i loro stessi schemi.
Have A Nice Life - Deathconsciousness (2008)
Il culto sotterraneo del duo statunitense ha riportato in auge il dark, il gothic e lo shoegaze come nessuno prima. Deathconsciousness è probabilmente l'opera di maggior rilievo del revival dark del 2000.
Certo però sono molti altri i gruppi che avrebbero meritato una menzione, ma che per un motivo o per l'altro non sono riusciti a mettere d'accordo l'intera redazione, come i Comets on Fire (un psych-rock noisy e scatenato che vanta un sound perfettamente in linea con le varie tendenze noise, lo-fi e stratificate dei 2000 ma contente anche la potenza dell'hardcore alla MC5), gli M83 (un particolare aggiornamento dello shoegaze, depurato dall'anima più chitarristica e rivisto tramite influenze ambient e massicce dosi di synth stratificati) o i Project: Failing Flesh (un violento e siderurgico crogiolo di post-thrash moderno e malato fatto di chitarre micidiali, batteria tritaossa, inserti industriali e cerebralità voivodiana).
Una scena interessante è stata quella di una certa forma di concepire il rock alternativo americano, nata in zona cesarini nei "nineties" con gruppi come Chevelle o Dredg, figlia del post-grunge e che trovava collegamenti a seconda dei casi con vari altri generi. Negli anni 2000 in America c'è stata la sua esplosione e istituzionalizzazione sia grazie ai succitati gruppi che ad altri come gli A Perfect Circle, che indicavano una nuova via da seguire e avrebbero influenzato una lunga fila di emuli e propaggini, dai Submersed ai 10 Years passando per Hurt o Breaking Benjamin.
Interessante è stato anche il sempre più tangibile cambiamento notato nel pubblico metal, che ha incorporato sempre più una nuova tendenza "intellettuale" al genere, in antitesi a quella fatta di capelli lunghi, giacche di pelle e tanto impeto di trenta anni fa, bensì più riflessiva e intimista, meditata e introversa - ispirata anche dall'accresciuta capacità di espandere le proprie conoscenze musicali, grazie al quale si è creato il background culturale per numerose formazioni degli ultimi venti anni come Meshuggah, Isis o Strapping Young Lad.
Un esempio di gruppo rappresentante quest'approccio che ha spopolato nel pubblico metal dei 2000 e di cui si è parlato tanto sono gli Agalloch, con una musica che riassembla influenze folk in un lungo e poliedrico viaggio fra paesaggi autunnali, atmosfere malinconiche e distensioni melodiche, occasionalmente accompagnate da distorsioni emergenti dall'inquietudine che vaga sullo sfondo.
Ma c'è stato anche il ritorno in auge della folktronica, che ha avuto negli ultimi anni diversi artisti come Patrick Wolf o i Books, questi ultimi che ci sentiamo di menzionare con il loro The Lemon of Pink (un album difficilmente inquadrabile, eccellente rappresentante del filone ma più etereo, sperimentale e "a flusso di coscienza" rispetto al resto dei suoi "colleghi").
E se gli A.F.I. di Sing the Sorrow hanno semplicemente offerto un buon canto del cigno del punk rock/melodic hardcore anni '90, Toby Dammit con Top Dollar ha realizzato una sorta di calderone di qualsiasi genere esistente al ritmo di dance post-industriale percussiva, mentre i Killswitch Engage con il buono e influente Alive or Just Breathing potrebbero essere considerati rappresentanti del trend metalcore anche se in realtà poco aggiungono a stilemi già consolidati in precedenza e fin troppo spesso riciclati da molti gruppi cavalcanti l'onda del successo.
Eppure ci sarebbe anche da discutere se generi come il metalcore, o anche l'emo, abbiano davvero caratterizzato questi anni, nonostante la loro esplosione di pubblico, di numero di gruppi sorti, di popolarità, di fruibilità (e di conseguenza la prevedibile commercializzazione, che però è un fattore finto in quanto dettato dalla pubblicità che un'opera riceve e non dal suo effettivo peso musicale). Questo perché non è che tutte le scene abbiano un valore quantificabile o una definizione precisa, ci sono semplicemente vari stili in circolazione che nel tempo danno vita a espressioni diverse ma simili, come possono esserlo l'emo-core degli anni '00 e l'emo-core dei primi anni '90, in entrambi i casi il filone è identico ma l'espressione è nel frattempo mutata. Certi generi erano in realtà già delineati e lanciati da altri dischi venuti prima, semplicemente si è assistito ad una loro nuova forma e interpretazione, oltre che ad un differente rapporto con il resto del mondo musicale anche in funzione della loro diffusione.
Sicuramente, comunque, ci saranno molti dischi ancora "sconosciuti" che attendono solo di essere riscoperti, come sempre è accaduto e sempre accadrà (d'altronde i Velvet Underground all'inizio furono sulla bocca di molti pochi, ma poi...), anche se con l'avvento di Internet, la diffusione dei programmi p2p e la digitalizzazione del mondo musicale l'usufruibilità della musica è divenuta molto più facile, diffusa, globalizzata, probabilmente anche a scapito di una "indigestione" della stessa - con così tanti dischi da ascoltare si rischia di non soffermarsi adeguatamente sugli stessi e di sfornare centinaia di playlist ascoltate di sfuggita e senza la dovuta attenzione o passione.
Un tempo si cercava con entusiasmo e passione un particolare disco o vinile nel negozio di musica, magari assieme ad un fidato amico con cui dividere l'amore per un determinato gruppo o genere, e il cd acquistato lo si divorava più e più volte nei giorni successivi; o lo si gustava con calma a lungo andare. Oggi invece molti ascoltatori si "reperiscono l'anteprima", effettuano lo "scrobbling" su Last.fm o il ritualistico inserimento della stellina su siti come RateYourMusic, e poi passano al successivo, spesso lasciando l'album nel dimenticatoio. Tonnellate di proposte musicali si aggirano su siti come MySpace, ciascuna mettendo in mostra la propria musica, come dei manifesti pubblicitari inseriti su di un muro già tappezzato di migliaia di altri, nessuno dei quali si capisce bene se meriti davvero di svettare sugli altri, tanta è la proposta e poco il tempo a disposizione per discernere ciò che vale da ciò che non vale.
Il dubbio è che ciò impedisca di comprendere appieno o anche solo gustarsi un disco, ma è anche innegabile che l'era digitale ha permesso un incremento esponenziale delle possibilità di ascolto, rendendo fattibili cose un tempo impensabili e permettendo il recupero, la riscoperta di innumerevoli realtà perdute che altrimenti sarebbero rimaste icone di culto dimenticato da parte di pochissimi aficionados.
Apriamo a tal proposito anche una parentesi citando la questione delle "offerte libere" per acquistare dischi online, strategia inaugurata dagli Smashing Pumpkins nei 2000, resa famosa dai Radiohead nel 2007 con In Rainbows ed estremizzata da Trent Reznor subito dopo (con tanto di chiavette USB contenenti l'album lasciate "in regalo" nei bagni dove i Nine Inch Nails andavano in tour).
Si tratta di una mossa controversa che ha suscitato non pochi contrasti all'interno del mondo musicale, per esempio fra chi sosteneva l'idea in nome della libera circolazione della musica e chi la vedeva con scetticità e diffidenza. Il fatto è che non tutti i gruppi possono permettersi di praticamente regalare il proprio disco su Internet, il passaparola su Internet non ha la stessa intensità del supporto dato da una label e il sostegno economico e pubblicitario dato dalle case discografiche rimarrà enrome (perché un conto sono Radiohead o NIN, un altro gruppi più "di nicchia" e indipendenti). Noi di Rockline citammo Geoff Barlow dei Portishead, che ironizzò facendo l'esempio dell'idraulico che lavora gratis per combattere la Zanussi.
Ma il problema in realtà è molto più grande e complesso. Prima avevamo uno schema in cui le major erano preponderanti ed esse decidevano chi far ascoltare agli altri influenzando i media e quindi gli artisti più meritevoli erano sepolti dall'anonimato e c'era bisogno dei critici indipendenti e scomodi per scovarli. Ora lo schema è che tali artisti possono autopromuoversi sul web per darsi visibilità (e quindi sperare in un consenso e quindi ad un contratto eventuale, o collaborazioni, o inviti), ma allo stesso tempo la stessa cosa la può fare chiunque altro, anche un bambino di tre anni, e quindi vengono sepolti ugualmente dalla marea di musica che viene pubblicata online, come già accennato prima. Per chi fruisce i mezzi di massa la situazione è cambiata in peggio (le tv non hanno più interesse a promuovere roba alternativa, per quella ormai c'è il web, in tv ci va solo chi paga e quindi le hit più popolari) e per chi fruisce sul web l'offerta è abnorme perché ormai non costa più nulla registrare musica e quindi ancora una volta c'è bisogno del critico indipendente e scomodo per scovare quel 10% di dischi annuali che meritano un ascolto.
Anche se permane il dubbio su quanto un gruppo misconosciuto qualsiasi possa permettersi un'operazione che invece ad un Thom Yorke non crea grattacapi, utilizzare la visibilità e la capillarità del web per distribuire i propri dischi gratis è un forte segnale per il mondo musicale, ciò reso possibile solo nell'epoca dell'informatizzazione e della digitalizzazione.
Ed è proprio la tecnologia informatica il grande interrogativo, ma anche il grande potenziale, che dopo le recenti conquiste ci accompagna all'alba del nuovo decennio, sperando che si riveli un periodo proficuo e fantastico come quelli passati.